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Yoga – Un po’ di storiaL’unione di mente e corpo ha sempre affascinato gli uomini, sin dalla loro origine. E’ per questo che, pur non conoscendo la data precisa della nascita dello yoga, è facile ipotizzare che sia nato migliaia di anni fa. Alcuni scavi fatti da John Marde nella valle dell’Indo (Punjab) a Marrappa e Maherjo-Daro portarono alla luce figure, stampi, amuleti, placche e sigilli raffiguranti asceti e divinità in posizione yoga (Asanas) nei resti di un’antichissima città indiana che gli archeologi datarono 3.000 anni a.C. Da secoli antichi lo yoga ha dato vita a diverse suddivisioni. Correnti di pensiero filosofico e religioso si sono unite a movimenti fisici, esercizi e posizioni. Sono nati maestri e allievi, tramandando fino ai giorni nostri un’arte antica e affascinante. Il termine yoga deriva dalla parola “yuj” che, letteralmente, vuol dire aggiogare, ma anche giunzione, unione, legame e compare nel Rig-Veda (il più antico libro sacro degli INNI) e in tanti altri antichi testi sanscriti. La parola yoga è così stata traslata per il controllo del corpo, della mente, dei sensi. Gli obiettivi, lo spirito, le finalità della ricerca yoga di oggi non sono molto diversi da quelli di ieri, anzi. Gli antichi yogi, forse premonizzando il declino dell’animo umano, lo hanno così approfondito da lasciarci la speranza di comprendere e tornare nell’equilibrio di anima e corpo. La pratica dello yoga si compone di un cammino in otto stadi verso la perfetta conoscenza. Primo: l'autocontrollo (yama) comporta la sincerità, l'astinenza, la prescrizione di non rubare, il rifiuto di doni e di arrecare dolore a esseri viventi. Secondo: l'osservanza religiosa (niyama) implica l'austerità, la povertà, i riti di purificazione, la declamazione degli inni vedici e la fede devota nell'Essere Supremo. Terzo: le posture del corpo (asana), considerate fondamentali per tutti gli stadi successivi. Quarto: il controllo del respiro (pranayama) comprende l'alterazione della profondità e del ritmo, la respirazione con l'una o l'altra delle narici e la sospensione virtuale del respiro. Quinto: il ritiro dei sensi (pratyahara), cioè l'impegno a distogliere i sensi dagli oggetti dell'esteriorità, volgendo la mente su se medesima. Sesto: la concentrazione della mente (dharana) focalizza l'attenzione su una qualunque parte del corpo, e in tal modo rende il praticante insensibile ai fattori esterni di disturbo. Settimo: la meditazione (dhyana) concentra la mente sull'oggetto di conoscenza, specialmente sul Brahma, fino all'esclusione di ogni altro pensiero. Ottavo: il raccoglimento assoluto (samadhi), è il perfetto assorbimento del pensiero nell'oggetto di conoscenza, la sua unione e identificazione con questo oggetto. L'ottenimento della samadhi libera l'individuo dalle illusioni dei sensi e dalle contraddizioni della ragione. Secondo la dottrina dello yoga accade raramente di pervenire allo stadio finale nel tempo di una sola vita. Si afferma, anzi, che occorra rinascere sette volte prima di ottenere la vera liberazione, la separazione dello spirito dalla materia (Kaivalya). Yoga - Lo sapevi che...Lo yoga può essere una cura… Due riviste internazionali di primo piano, New England Journal of Medicine e Pain, sostengono l’efficacia di pratiche orientali mente-corpo, come lo yoga o il tai-chi, come cura per sofferenze o dolori cronici, come quelli che affliggono le persone con fibromialgia. Tutti quelli che soffrono di dolori diffusi e persistenti ai muscoli e alle articolazioni, accompagnati da disturbi del sonno, stanchezza, rigidità e altri fastidi possono trovare nello yoga un piccolo ma efficace rimedio. Lo yoga diventa anche trekking. Nel Trekking Yoga – disciplina poco nota ai più si incontrano e uniscono indissolubilmente due opposti: il moto del cammino con la quiete dello yoga. Il fare e agire del mondo occidentale con il raccoglimento e contemplazione del mondo orientale. Nel trekking c’è il desiderio di tornare alla natura camminando e immergendosi in essa, nello yoga il desiderio di fermare il continuo e spesso superfluo flusso della mente. Punto comune di entrambi, il controllo del corpo, dei suoi movimenti, della sua respirazione. Questa nuova disciplina, nata in Italia nel 2001 ad opera di Paolo Ricci non è altro che una particolare forma di meditazione cresciuta nell’incontro tra Oriente ed Occidente. Lo yoga può essere molto “hot”. Numerosi sono i vip che praticando yoga con regolarità hanno rimodellato i propri corpi e hanno investito in esso come se fosse una sorta di psicoanalisi per allontanare lo stress: Madonna, Sting, Gwyneth Paltrow, Christy Turlington, Sadie Frost e Jude Law non sono che alcuni tra i tantissimi. Una delle ultime versioni di questa antica disciplina è lo Bikram Yoga, che si esegue in ambienti molto caldi. E' stato infatti soprannominato "hot yoga" proprio perché viene praticato a più di quaranta gradi di temperatura in stanze appositamente riscaldate. E' un'attività che garantisce il rilassamento muscolare e un benessere generale. Lo yoga combatte lo stress (da lavoro). Lo yoga, si sa, ormai non lo praticano solo gli spiritualisti, gli orientalisti tout-court, ma, sempre di più, anche tutti coloro che cercano una tecnica efficace per agire contemporaneamente sulla mente e sul corpo. Se già numerosi studi hanno mostrato come la pratica di questa disciplina sia efficace nell’infondere una maggiore padronanza di sé, un riallineamento del corpo e un migliore controllo sul dolore, oggi, un nuovo studio pone l’accento sulla possibilità d’intervenire in tutte quelle situazioni di disagio provocato dallo stress come ansia, nervosismo, sentimenti negativi. Non ultima, la cosiddetta sindrome da burnout, che altri non è che quella situazione particolare che colpisce le persone che esercitano un mestiere in cui devono in qualche modo essere d’aiuto agli altri. Avete mai provato con lo yoga? |
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